Julen Lopetegui punta a lasciare il segno al Mondiale con il Qatar dopo aver rilanciato la propria reputazione
L’ex tecnico di Wolves e West Ham sostiene che portare il Qatar alla sua prima qualificazione ai Mondiali sul campo sia tra i traguardi più importanti della sua carriera, con l’Inghilterra che resta saldamente nel suo orizzonte.
Julen Lopetegui non ha mai smesso di credere nelle proprie idee, anche se il suo percorso ha spesso diviso opinioni e giudizi. Dalla salvezza conquistata con il Wolverhampton Wanderers alla breve parentesi al West Ham United, passando per i successi europei con il Siviglia e per il doloroso epilogo della sua avventura con la Spagna prima del Mondiale 2018, l’allenatore spagnolo ha costruito un curriculum più solido di quanto molti dei suoi critici siano disposti ad ammettere.
Ora ha aggiunto un altro capitolo a cui attribuisce chiaramente grande valore: portare il Qatar ai Mondiali del 2026.
Parlando da Doha, Lopetegui ha definito questo traguardo come uno dei momenti più significativi della sua vita da allenatore. Il Qatar aveva già partecipato a un Mondiale, ma solo in quanto Paese ospitante nel 2022. Stavolta, invece, la qualificazione è arrivata per meriti sportivi, e per Lopetegui questo ha un significato storico.
Perché la panchina del Qatar conta così tanto
Nel riflettere sul peso di questa qualificazione, Lopetegui ha richiamato diversi passaggi chiave della sua carriera. Ha ricordato la vittoria dell’Europa League con il Siviglia e la capacità di portare con continuità il club andaluso in Champions League. Ha poi ripensato anche al lavoro svolto ai Wolves, dove aveva ereditato una squadra all’ultimo posto in Premier League e l’aveva condotta alla salvezza grazie a una serie di risultati di alto livello.
Eppure, il traguardo raggiunto con il Qatar occupa per lui un posto speciale, per il suo valore nella storia calcistica del Paese.
Per Lopetegui, il contesto è fondamentale. Non si trattava di una nazionale tradizionalmente dominante, con una filiera ampia di talenti di alto livello. Era invece una squadra chiamata a competere nonostante limiti strutturali evidenti, e a farlo sotto forte pressione dopo il suo arrivo nel 2025.
Il Qatar ha superato un percorso complicato, comprendente un risultato chiave contro l’Iran per restare in corsa e poi uno spareggio decisivo vinto contro gli Emirati Arabi Uniti. Quella vittoria, secondo Lopetegui, ha cambiato l’umore dell’intero Paese.
Il tecnico ha anche sottolineato la difficoltà rappresentata dagli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi anni avevano rimodellato la rosa attingendo in larga parte a giocatori naturalizzati, inclusi diversi elementi di origine brasiliana. Il Qatar aveva sofferto molto nei precedenti confronti, ma con Lopetegui è apparso più organizzato e competitivo proprio nel momento più importante.
Costruire una nazionale con un bacino ridotto
Uno dei temi più ricorrenti nelle riflessioni di Lopetegui riguarda il numero limitato di giocatori a disposizione del Qatar. Il tecnico ha rimarcato come il Paese disponga di un numero molto ridotto di cittadini in possesso del passaporto, restringendo in modo drastico la base da cui attingere per costruire la nazionale.
A complicare ulteriormente il quadro c’è anche il campionato locale. Secondo Lopetegui, molti giocatori qatarioti faticano a trovare continuità di impiego perché i calciatori stranieri occupano ruoli importanti a livello di club. Di conseguenza, lo staff della nazionale deve cercare ogni minimo margine di miglioramento attraverso la preparazione, il recupero fisico, l’alimentazione e la cura dei dettagli tattici.
Lopetegui ha comunque riconosciuto che il Qatar dispone di infrastrutture eccellenti e di una popolazione sempre più appassionata al calcio, soprattutto dopo aver ospitato il Mondiale del 2022. Ma, a suo avviso, per qualsiasi allenatore le strutture possono arrivare solo fino a un certo punto. Alla fine, la risorsa principale resta la qualità e la disponibilità dei giocatori.
Per questo il suo lavoro con il Qatar si è concentrato sull’ottimizzazione. Ogni allenamento, ogni ritiro e ogni dettaglio devono avere un peso se la squadra vuole restare competitiva contro avversari più forti.
Adattarsi al Ramadan e a ritmi diversi
Allenare il Qatar ha significato anche confrontarsi con un calendario calcistico e con una routine quotidiana molto diversi da quelli vissuti da Lopetegui in Europa.
Durante il Ramadan, gli orari degli allenamenti vengono spostati in tarda serata per tenere conto del digiuno. Lopetegui ha spiegato che le sedute possono iniziare anche alle 20:30, costringendo giocatori e staff a seguire ritmi biologici molto differenti. In quel periodo il supporto nutrizionale assume un ruolo ancora più importante, con la federazione che lavora a stretto contatto con la squadra per aiutare i giocatori a mantenere la prestazione nel rispetto degli obblighi religiosi.
È un altro esempio della flessibilità richiesta da questo incarico. Lopetegui ha allenato in Spagna, in Inghilterra e anche a livello internazionale, ma ha chiarito come l’esperienza in Qatar gli abbia imposto un diverso tipo di sensibilità e pianificazione.
Anche la comunicazione ha richiesto adattamenti. All’interno della squadra si usa spesso l’inglese, anche se in alcuni momenti è necessario il supporto della traduzione in arabo. Nonostante queste difficoltà pratiche, Lopetegui ha lodato l’impegno dei giocatori e la loro voglia di migliorare, qualità che considera indispensabili visto il livello degli avversari che li attende la prossima estate.
Il piano del Qatar per il Mondiale è già partito
Lopetegui è realista sulla posizione del Qatar. Sa bene che molte nazionali sarebbero felici di trovarselo di fronte nella fase a gironi. Questa lucidità, però, non equivale a rassegnazione.
Al contrario, il suo obiettivo è rendere la squadra il più competitiva possibile e provare a sorprendere. La preparazione è stata costruita attorno ad amichevoli impegnative, con test contro avversari come Serbia, Argentina, Irlanda e Paraguay pensati per alzare il livello prima dell’inizio del torneo.
Il calendario del girone presenta sfide di primo piano. Il Qatar debutterà contro la Svizzera a San Francisco, poi affronterà il Canada a Vancouver e infine chiuderà contro la vincente del percorso A degli spareggi europei a Seattle. Quest’ultima avversaria potrebbe essere Bosnia ed Erzegovina, Italia, Irlanda del Nord oppure Galles.
Dal punto di vista logistico, per Lopetegui il quadro è gestibile. Il tecnico sembra a proprio agio con gli spostamenti e con il clima, soprattutto se paragonati alle condizioni estreme che ricorda del Mondiale 1994 negli Stati Uniti, quando faceva parte della rosa della Spagna da portiere.
Vede inoltre fattori pratici come le pause per il raffreddamento e la reidratazione come parte del calcio moderno. Interruzioni che possono aiutare i giocatori sul piano fisico, ma che per gli allenatori rappresentano anche momenti utili per intervenire tatticamente.
Per Lopetegui il Mondiale ha ancora un significato incompiuto
Questo torneo ha anche un valore personale particolare.
Lopetegui era presente a USA 94, ma non scese in campo. Poi, dopo aver guidato la Spagna attraverso una lunga serie positiva senza sconfitte e una qualificazione brillante a Russia 2018, fu esonerato alla vigilia del torneo dopo che divenne pubblico il suo accordo con il Real Madrid.
Ancora oggi parla con evidente orgoglio di quella Spagna. Ha ricordato la striscia di imbattibilità e i risultati ottenuti contro avversari di primissimo livello come Inghilterra, Italia, Belgio e Francia, convinto che quella squadra avesse tutte le carte in regola per disputare un grande Mondiale.
Quell’occasione svanì prima ancora della prima partita.
Per questo, se da un lato la qualificazione del Qatar rappresenta una tappa storica per il Paese, dall’altro è chiaramente anche un ritorno personale. Stavolta arriverà a un Mondiale con la possibilità di incidere dalla panchina, invece di vedere tutto sfuggire dalle proprie mani.
Uno sguardo a Wolves e West Ham
Le parole di Lopetegui sui suoi più recenti incarichi nei club inglesi hanno ricordato perché resti un profilo ancora capace di attirare attenzione nei discorsi sulla Premier League.
Ai Wolves continua a legarsi con affetto, parlando con calore dei tifosi, della città e della missione salvezza portata a termine. Ritiene che il rapporto si sia interrotto non per i risultati, ma perché i piani promessi per rinforzare la rosa non furono attuati una volta raggiunta la permanenza.
Anche così, nelle sue parole non c’è amarezza. Il tono è più vicino alla delusione che alla rabbia, accompagnato da un affetto sincero.
La sua lettura dell’esperienza al West Ham è simile sotto un aspetto: è convinto che col tempo il giudizio su quel periodo possa ammorbidirsi. Ha fatto notare che la squadra era al 14º posto al momento del suo addio, ancora sopra la zona retrocessione, e ha lasciato intendere che il mercato di gennaio sarebbe stato importante per sistemare la difesa e far crescere il rendimento della squadra.
Invece, il club ha scelto di cambiare prima che potesse intervenire.
Lopetegui ha detto di aver percepito che i giocatori avevano accolto i suoi metodi, e proprio per questo l’esonero è stato frustrante, ma non si è soffermato sul rimpianto. Piuttosto, lo ha inserito come un altro capitolo di una carriera che più volte gli ha chiesto di ricostruire e reagire.
Un messaggio chiaro alla Premier League
Se c’è un punto emerso con forza dalle sue riflessioni sul calcio inglese, è la volontà di tornare.
Lopetegui continua ad apprezzare l’intensità della Premier League, la sua atmosfera e la cultura del tifo. L’ha definita la miglior competizione del mondo, sottolineando soprattutto la passione che circonda ogni partita.
Questa ammirazione non si è affievolita dopo il trasferimento in Qatar. Continua a seguire da vicino i risultati e sorride nel mettere a confronto la pioggia inglese con il sole di Doha. Ma dietro questa immagine leggera c’è un’ambizione concreta.
Per lui, un nuovo incarico in Premier League fa chiaramente parte del futuro.
Per il momento, però, può aspettare. La priorità immediata è il percorso del Qatar verso il Mondiale, che offre a Lopetegui qualcosa che rincorre da tempo: la possibilità di lasciare il segno sul palcoscenico più importante del calcio.
Dopo le svolte vissute tra salvezze nei club, trofei europei e una delle uscite di scena più drammatiche del calcio internazionale alla vigilia di un torneo, ora ha davanti una nuova opportunità. E se il Qatar saprà trasformare la sua storica qualificazione in una prova credibile in Nord America, la reputazione del tecnico potrebbe apparire molto diversa entro la fine del 2026.